lunedì 8 febbraio 2016

MADONNA CANDELORA


Il 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la Presentazione di Gesù al Tempio. Tale celebrazione è conosciuta come la Candelora.




Questo perché in tale giorno si benedicono le candele simbolo di "Gesù Luce delle genti" così come venne chiamato Gesù da Simeone al momento della sua presentazione al Tempio di Gerusalemme come prescriveva la legge giudaica per i primogeniti maschi.


Presentazione al tempio di Gesù - Giotto - Cappella degli Scrovegni Padova


La festa è anche detta della Purificazione di Maria perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura del sangue mestruale per un periodo di quaranta giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi. Il 2 febbraio cade proprio dopo 40 giorni dal 25 dicembre data del parto di Gesù.

Le celebrazioni legate alla luce in questo periodo dell'anno esistevano anche in alcune tradizioni religiose pre-cristiane come quella celtica, la Festa di Imbolic, e quella romana, la celebrazione dei Lupercali.  Secondo alcuni storici tali festività preesistenti furono sostituite con la Candelora cristiana vista anche la coincidenza del periodo di 40 giorni dopo la nascita di Gesù.



Presentazione al Tempio di Andrea Mantegna - Berlino

La Festa di Imbolic nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l'inverno e la primavera cioè tra il momento di massimo buio e freddo e quello del risveglio della luce. La festività celebrava la Luce che si rifletteva nell'allungamento della durata del giorno e nella speranza per l'arrivo della primavera. Era tradizione celebrare la Festa accendendo lumini e candele.




Festa di Imbolic


In epoca cristiana la Festa di Imbolic venne equiparata alla Candelora e poiché la Festa pagana era sotto gli auspici della dea Brigit il cristianesimo la trasformò nella ricorrenza di Santa Brigida.



Nella religione romana il mese di Febbraio, ultimo mese dell'inverno, era dedicato ai riti di purificazione e fecondità. L'antico verbo "februare" significa purificare ed è connesso con il dio etrusco degli inferi Februus a cui si offrivano sacrifici nella seconda metà del mese.

dio degli inferi etrusco Februus

Fra questi riti, due erano particolarmente importanti: il primo era dedicato alla dea Giunone Sospita -Salvatrice - protettrice dei parti. Veniva fatta una processione notturna con fiaccole che rievocava la dedicazione del tempio alla dea sul Palatino. 


Lupercali


Il secondo rito si celebrava verso la metà di febbraio, i Lupercali. Era un rito carnevalesco nel corso del quale i celebranti, ricoperti esclusivamente con pelli strappate a capre appena sacrificate, percorrevano di corsa la Via Sacra colpendo con corregge di pelle di capra tutte le donne che incontravano. I colpi venivano accettati di buon grado poichè si pensava che assicurassero la fecondità.

Con il cristianesimo la Chiesa di Gerusalemme fissò originariamente il 15 febbraio come ricorrenza di due riti che secondo la tradizione ebraica dovevano essere celebrati quaranta giorni dopo la nascita di un figlio maschio: la Presentazione al Tempio per la circoncisione e la Purificazione della madre.

Successivamente, avendo poi fissato la nascita di Cristo il 25 dicembre la Chiesa di Roma spostò la ricorrenza al 2 di febbraio anche per evitare l'imbarazzante coincidenza con la sfrenata Festa dei Lupercali che era ancora molto popolare.

Tra le due feste religiose cristiane: la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione di Maria la prima era considerata più importante. Data la compresenza della celebrazione del rito in onore a Giunone si cercò ad un certo punto di dare maggiore rilievo anche alla Purificazione di Maria per distogliere i fedeli dall'antico rito pagano.


A livello locale esistono diversi proverbi riguardo la Candelora io qui ne cito due:

Trieste

Se la vien con sol e bora
de l'inverno semo fora.
Se la vien con piova e vento
de l'invrno semo drento.


Padova

A Candelora
dall'inverno semo fora,
ma se piove e tira vento
dall'inverno semo dentro.

sabato 6 febbraio 2016

IL RATTO DELLE MARIE


In origine il 2 febbraio, festa della Purificazione di Maria, a Venezia vi era l'usanza di benedire le coppie che si sarebbero sposate entro l'anno.

Pare che la Festa delle Marie sia stata istituita nel IX secolo a Venezia per incrementare i matrimoni in una città che ancora era poco abitata. Si voleva in quella particolare occasione dare aiuti a chi si trovava in condizioni disagiate. Questi matrimoni erano possibili grazie alla donazione della dote fatta dai nobili di Venezia alle fanciulle e al successivo omaggio del Doge.
Era consuetudine del Doge concedere in prestito alle fanciulle gli splendidi gioielli provenienti dal tesoro della città. Le doti erano portate in casette di legno appositamente costruite e chiamate "arcelle" o "capselle".



Le dodici fanciulle che venivano scelte, 2 per sestriere, Venezia è divisa in Sestrieri, tra le più povere e belle e soprannominate Marie. I matrimoni venivano poi celebrati presso la Basilica di San Pietro di Castello.








Il corteo delle Marie sfilava in una processione di barche con anche il Bucintoro per i rii della città, si assisteva a funzioni religiose nelle principali chiese di Venezia e si poteva partecipare a balli, musiche e rinfreschi organizzati dai cittadini. Il Doge seguito dai nobili accompagnava le spose a San Marco e consegnava loro i ceri benedetti e le invitava ad un banchetto in Palazzo Ducale.



La possibilità di avvicinarsi alle Marie era considerata di buon auspicio, oltre che un'occasione per veneziani e stranieri di vedere da vicino delle ragazze meravigliose con addosso gioielli rari e pregiatissimi. Sono le ragazze ad assumere il ruolo predominante nei festeggiamenti in quanto future spose e madri di veneziani forti e coraggiosi.  I futuri mariti rimangono nell'ombra durante il periodo dei festeggiamenti. La Festa si protraeva per molti giorni, anche due settimane.

  
Nell'anno 844, sotto il Doge Pietro Tradonico o, come alcuni cronisti tramandano, nel 946 sotto il dogale di Pietro III Candiano, mentre le dodici fanciulle agghindate con i più bei gioielli venivano condotte in barca al "rito della purificazione" alla chiesa di San Nicolò al Lido, un gruppo di pirati narentani provenienti dalle coste dalmate capitanati dal Gaiolo assaltarono la la barca e rapirono le dodici spose e i loro beni e fuggirono a bordo di due veloci vascelli si dileguarono velocemente.




La rabbia e l'indignazione dei veneziani furono tremende. Ripresisi dallo stupore di quell'arrembaggio costituirono immediatamente una flotta che, condotta dallo stesso Doge Pietro Candiano in persona inseguì i pirati fino alle coste di Caorle nei pressi della foce del fiume Livenza. I veneziani ebbero anche l'appoggio dei caorlesi ed insieme sconfissero e uccisero i pirati. I veneziani liberarono le dodici fanciulle e recuperarono il bottino quindi fecero ritorno a Venezia. Da allora il luogo della battaglia con i pirati fu chiamato Porto delle Donzelle, ora Porto Santa Margherita.




Fatto ritorno a Venezia fu organizzata una grande festa con le dodici Marie portante in trionfo per le calli della città.

  




Da quell'evento la Festa delle Marie assunse anche il significato di ringraziamento alla Madonna per la sua intercessione e commemorare la vittoria sui pirati. Nel corso degli anni il numero delle Marie è cambiato diverse volte.

Nel tempo anche il significato e l'interesse verso questa festa mutò.  Infatti la Festa delle Marie creava non poco scompiglio: accadeva spesso che le ragazze in procinto di sposarsi venissero corteggiate, o nel peggiore dei casi violentate dagli uomini accorsi a vederle. 

Inoltre il sorteggio delle Marie causava aspri attriti tra le famiglie, tanto tra quelle povere che, in caso di perdita protestavano per la mancata vittoria; tanto tra quelle ricche che non volevano sobbarcarsi gli oneri economici previsti. 
Così a partire dal 1343 le dodici bellissime fanciulle in "carne ed ossa" vennero sostituite da statue di legno chiamate "Marione" o "Marie di Toa"-Marie di legno.





Esse venivano vestite e ingioiellate, ma a differenza delle Marie "umane" non venivano munite di dote e al termine della Festa il corredo tornava alla famiglia che ne deteneva il legittimo possesso. Con questa impostazione però la Festa delle Marie perse molto il suo senso originario e insieme ad esso il favore dei veneziani che reagirono in maniera sdegnata e rabbiosa cercando addirittura di sabotare la festa.
Le dodici Marione erano spesso oggetto di scherno e venivano colpite da lanci di pietre o di immondizie. Per cercare di debellare tale comportamento da parte dei veneziani nel 1349 fu emanata una legge che vietava il lancio di oggetti verso le Marie de Toa, la trasgressione era punita con la galera. Nel 1379 la Festa delle Marie fu soppressa.

La rievocazione storica della Festa delle Marie è stata ripresa nel 1999 con alcune varianti, il 2 febbraio di ogni anno la Maria eletta la più bella delle dodici interpreta il "Volo dell'Angelo" - La Colombina - in Piazza San Marco come apertura del Carnevale.




Carnevale 2015 Il volo dell'angelo - La vincitrice della Festa delle Marie interpreta la Colombina che scende dal campanile di San Marco verso Piazza San Marco: inizia ufficialmente il Carnevale.





martedì 2 febbraio 2016

IL PONTE DI BASSANO



L'antico nome di Bassano si pensa risalga al II secolo A.C. quando i Romani resero coltivabile il territorio. Fundus Baxiani indicava infatti la proprietà agricola di un certo Bassio o Bassus.




Camminare per Bassano si respira la Storia, la Storia dei grandi eventi e la Storia dell'Arte. Poi c'è la storia famigliare, quella che coinvolge la popolazione di Bassano i cui parenti a vario titolo la Grande Storia l'hanno fatta.

La Storia. Nel Medio Evo il territorio veneto era conteso da varie città che cercavano di espandere i propri confini anche con sanguinose guerre e complotti. Sempre il territorio veneto è stato per secoli territorio di confine tra le genti italiche, che confinavano con Ferrara e Milano, in quanto confine tra territori papali e Sacro Romano Impero con Federico Barbarossa, genti germaniche. Vi erano inoltre vari Signori della Guerra che poi ottenevano diritti territoriali ed erano appoggiati politicamente dal Papa o dall'Imperatore. Una storia a parte la merita gli Ezzelino. Qui nominati perché estesero il loro dominio anche su Bassano.

Alla morte di Ezzelino III nel 1259 i bassanesi ottennero la protezione di Padova riservandosi tutti i beni e i diritti dell'epoca ezzeliana e uno statuto comunale.
A partire dal 1260 Bassano viene sottomessa prima a Vicenza, 1260-68, poi a Padova, poi a Verona e di nuovo a Padova per passare sotto il governo dei Visconti nel 1388.

L'espansione territoriale della Repubblica di Venezia giunse fino a Bassano il 10 giugno 1404. Anche qui, non è che tutti fossero felici di stare sotto i veneziani vedi Padova e i Carraresi ma per la cronologia degli eventi rimando al sito: http://www.magicoveneto.it 
A Bassano venne data una certa autonomia.

Il 27 dicembre del 1760 il Senato Veneto innalzò Bassano al rango di città.

Bassano è attraversata dal fiume Brenta che la divide in due. Il Ponte Vecchio o Ponte degli Alpini nei secoli ha subito numerosi interventi e ricostruzioni dalla data della sua costruzione documentata nel 1209 ad opera di Gerardo Maurisio.





Fu Andrea Palladio che nel 1569 progettò il nuovo ponte ligneo dandogli l'aspetto attuale. Una piena del Brenta nel 1748 distrusse l'opera palladiana che fu poi ricostruita da Bartolomeo Ferracina tre anni dopo. 

L'8 settembre del 1796 Napoleone sconfisse gli austriaci a Bassano dando inizio a un periodo tormentato per tutto il territorio. Con la caduta di Venezia e la firma del Trattato di Campoformio Napoleone cede i territori della Serenissima all'Impero Austroungarico istituendo il Regno Lombardo-Veneto dove il Veneto diventa il granaio dell'Impero degli Asburgo.
Senza contare le opere d'arte trafugate da Napoleone e portate i Francia come bottino di guerra. Anche Ugo Foscolo che tanto inneggiava al Liberatore ne fu profondamente deluso, era un'altro conquistatore punto.


Nel 1813 il Ponte fu incendiato dal Vicerè Eugenio di Beauharnais e successivamente riedificato nel 1821 da Angelo Cesarotti.

Durante il Regno Lombardo Veneto Bassano passa sotto la provincia di Vicenza. Il Regno Lombardo Veneto entrò a far parte del Regno d'Italia nel 1866 per effetto della pace di Vienna.

Arriviamo alla Grande Guerra del 1915-18. Con la disfatta di Caporetto nel 1917 si riversarono in città centinaia e centinaia di soldati seguiti da intere carovane di fuggiaschi civili provenienti dai vari paesi invasi dagli austro-ungarici. Furono giorni terribili anche perché gli austriaci erano quasi alle porte della città in quanto il fronte di guerra si era attestato sul Monte Grappa e nella Valsugana.

A seguito del tragico bilancio della guerra, 23.000 soldati sono sepolti sull'Ossario del Grappa, il governo fascista decise nel 1928 di cambiare il nome della città: da "Bassano Veneto" a Bassano del Grappa.






Il nostro esercito di terra era formato da fanteria e poi dagli Alpini, che non so esattamente perché ma sono amati da tutti. Nelle loro canzoni c'è il quotidiano di trincea, la nostalgia di casa, la nostalgia dell'amata e poi alcuni canti religiosi che a sentirli fanno venire la pelle d'oca come "Signore delle Cime":



Signore delle Cime di Bepi de Marzi



Coro Brigata Cadore - Sul Ponte di Bassano


Museo Ponte degli Alpini


Arriviamo alla seconda Guerra Mondiale. Dopo la firma dell'armistizio l'8 settembre 1943 una parte d'Italia, la Repubblica Sociale Italiana, della quale il Veneto faceva parte, si schierò con i tedeschi nel proseguo della guerra. In realtà anche nel territorio della RSI c'erano civili e soldati a favore e civili e soldati contro, infatti si potrebbe benissimo dire che iniziò una guerra civile all'interno di una guerra mondiale. Quelli che erano contro l'essere ancora alleati ai tedeschi erano considerati nemici della Patria, non era solo finire o meno la guerra era anche, una volta in pace, che tipo di governo dare alla nazione: ideologia comunista con governo alla Stalin o ideologia capitalista guardando all'America. In guerra le tinte sono forti e le sfumature o i compromessi, il dialogo cedono il passo al bianco o nero, o meglio, rosso. 

Così anche Bassano nel suo piccolo fu toccata da vicino da tutti questi avvenimenti.

Il 26 settembre del 1944 a Bassano vennero impiccati 32 partigiani lungo il viale che poi si chiamerà Viale dei Martiri. Dal 20 settembre fino alla fine del mese nella battaglia del Grappa morirono 171 impiccati, 603 vennero fucilati e 804 persone furono deportate, di queste 600 non fecero ritorno.






Monte Grappa 1944 - Documentario storico







26 settembre 1944



Il ponte fu poi raso al suolo per la terza volta il 17 febbraio 1945 appena passate le 19.00, ora in cui iniziava il coprifuoco.  Il Ponte Vecchio di Bassano veniva lacerato da una forte esplosione. L'azione di sabotaggio, che faceva parte di un piano più vasto voluto dagli Alleati contro i ponti della Pedemontana, fu eseguita da un gruppo di 15 partigiani tutti armati e in bicicletta due dei quali trainavano, ciascuno a rimorchio, un carrettino carico di esplosivo innescato. I danni furono notevoli e ci furono anche due vittime. Il comandante del gruppo era Primo Visentin nome di battaglia "Masaccio" come ricorda la targa presente ancora sul ponte.

Per rappresaglia i nazisti prelevarono dalle prigioni tre partigiani e li fucilarono sul ponte, si chiamavano: Federico Alberti, Cesare Lunardi e Antonio Zavagnin. Venne da loro indossato un cartello con scritto:"Io sono un bandito". 




17 febbraio 1945


Il ponte fu poi ricostruito secondo l'originale disegno di Andrea Palladio per espressa volontà degli Alpini, da quel momento è nato il nome di Ponte degli Alpini che venne inaugurato il 3 ottobre del 1948 alla presenza di Alcide De Gasperi.

Il Ponte fu poi gravemente danneggiato dall'eccezionale alluvione del 4 novembre 1966 da allora viene effettuato un sistematico restauro strutturale.




 1947 - Ricostruzione del Ponte Vecchio detto poi il Ponte degli Alpini



Vista dal Ponte degli Alpini

La Pace non è mai scontata e la Storia dovrebbe ricordarcelo.



martedì 19 gennaio 2016

Cнегурочка La Fanciulla di Neve


Questa volta racconterò una fiaba della tradizione popolare russa.

Ne sono venuta a conoscenza dalla badante di mia mamma quando in occasione del Natale, abbiamo parlato delle nostre tradizioni. Io le ho parlato della Befana e della tradizione veneta e lei mi ha parlato della Fanciulla di Neve nella tradizione russa.

Anche loro durante le feste invernali, Capodanno, hanno come usanza l'arrivo di Nonno Gelo che insieme alla nipote, la Fanciulla di Neve, distribuiscono i doni ai bambini.

A riguardo ci sono varie fiabe popolari molto belle, ci sono due versioni della fiaba molto conosciute.

 Nella versione di Alexander Afanasiev, considerato l’equivalente russo dei Fratelli Grimm, nel 1869 aveva scritto una storia su un personaggio denominato “Snegurka”, una bambola di neve fatta da due poveri contadini, Ivan e Maria, che all’improvviso prendeva vita. 


"Tanto tempo fa vivevano in Russia un contadino di nome Ivan e sua moglie Marie. I due erano molto tristi perché non avevano avuto figli. Un freddo giorno d'inverno videro dei bambini del villaggio che costruivano un pupazzo di neve. "Facciamo anche noi un pupazzo di neve!" propose Ivan alla moglie. "Che bella idea" rispose Marie. "Però invece di un pupazzo preferirei costruire un bambino di neve, visto che il buon Dio non ce ne ha regalato uno vero". Allora i due uscirono in giardino e cominciarono ad ammassare la neve. Costruirono prima il corpo e poi le mani, i piedi ed in fine la testa. "Che cosa state facendo?" chiese un uomo che li guardava dall'altro lato dello steccato. "Non si vede? Una bambina!" 




rispose Marie. Ivan stava giusto attaccandole il nasino all'insù e il mento ma quando si mise a raccogliere un pò di neve per la bocca la bambina cominciò all'improvviso a respirare, aprì gli occhi e battè le mani e scosse il capo."Vieni qui mio piccolo fiore di neve!" esclamò felice Marie stringendosela al cuore. In quello stesso istante la neve si sciolse e come se il ghiaccio fosse stato un guscio d'uovo, ne spuntò una bambina che si lasciò prendere in braccio e portare dentro casa. Fior di Neve, così Ivan e Marie la chiamarono, era grande come una bambina di 13 anni.  
Era spiritosa e assennata e gli altri bambini ci giocavano volentieri assieme. La pelle le luccicava come la neve e i suoi occhi avevano il colore delle violette mentre i suoi capelli erano dorati e lunghi. Chiunque la vedesse ne rimaneva abbagliato. Ivan e Marie erano molto contenti della loro figlioletta. L'inverno passò e il sole cominciò a riscaldare la terra. I campi si inverdirono, le rondini tornarono e i bambini si misero a danzare per la gioia. Solo Fior di Neve diventava più triste di giorno in giorno senza un motivo apparente. 



"Che cosa ti manca figlia mia adorata?" le chiese Marie. "Non ti senti bene? Oppure qualcuno ti ha fatto qualcosa di male?" "Oh no mamushka, è tutto a posto" rispondeva Fior di Neve. Quando arrivò l'estate e germogliò il grano e nei giardini fiorivano i girasole la bambina si rattristava sempre più. Rifuggiva i raggi del sole e il calore e restava quasi sempre all'ombra. Solo nei giorni di pioggia prendeva vigore e anche il suo umore cambiava, era felice.




 Alla sera quando l'aria rinfrescava le tornava il sorriso e si rallegrava quando grandinava, i chicchi di grandine le sembravano più belli delle perle. Ma quando il sole tornava a splendere le tornava la tristezza. Quando venne la festa di San Giovanni i ragazzi decisero di celebrarla con un gran falò. Fior di Neve sarebbe dovuta andar con loro ma i suoi genitori non volevano darle il permesso. Alla fine, però, gli amici della ragazza riuscirono a convincerli. "Fate attenzione alla nostra figliola!" li pregò sua madre. "Lo sapete che non stiamo tranquilli quando la lasciamo da sola." "Non abbiate paura ce ne prenderemo cura noi", risposero le ragazze che erano contente di poter portare con loro l'amica. Giunti nel bosco i giovani raccolsero la legna, la accatastarono e al calar del sole le diedero fuoco. 




Poi si misero tutti in fila e cominciarono a saltare oltre le fiamme gridando a Fior di Neve: "Vieni, salta insieme a noi oltre il fuoco!" Così anche Fior di Neve non pensando al pericolo prese la rincorsa e saltò. Dopo un istante le amiche sentirono un grido di dolore seguito dal silenzio, si fermarono e si voltarono in direzione di Fior di Neve ma dell'amica non c'era traccia. "Forse è andata a nascondersi" disse una ragazza "venite! Andiamo a cercarla". 




Tutti si misero a cercare Fior di Neve ma nessuno la trovò. "Magari è già tornata a casa" disse qualcun altro e allora tutti corsero al villaggio. Ma Fior di Neve non era neanche lì. I contadini e gli abitanti della zona la cercarono per giorni e settimane, ma le loro ricerche furono vane. Alcuni temevano che fosse stata sbranata dalle belve selvagge, altri ipotizzarono che l'avesse rapita l'aquila. Nessuno sapeva però che il calore delle fiamme aveva trasformato Fior di Neve in una piccola nuvola bianca che era subito salita in cielo.




Nella versione di Ostrovskij, Snegurochka è figlia di Primavera la Bella e Babbo Gelo, desidera la compagnia degli esseri umani, ma è priva della capacità di amare. Sua madre alla fine gliela dona ma, essendo lei fatta di neve, si scioglie quando il suo cuore si riscalda non appena si innamora. In Questo caso si parla di innamoramento e di amicizie che si sentono tradite. 


Durante il regno di Nicola II, la figura di Snegurochka venne già associata alle feste invernali di fine anno e resta personaggio degli episodi legati al Natale fino a quando, dopo la Rivoluzione, l’Unione Sovietica proibì le feste religiose. 

È tornata a rivivere quando il Capodanno è diventato la più importante festa dell’inverno, in sostituzione del Natale, e per la precisione nel 1935. Da allora Snegurochka, diventata nel frattempo nipote di Nonno Gelo (anziché figlia), è una dei personaggi più importanti delle feste di fine anno in tutta la Russia. Insieme al nonno, in genere arriva portando regali.



  La versione animata del 1952, ricalca da vicino la versione di Ostrovskij, con musiche 
di Rimsky-Korsakov 


Kostroma è una delle città che in Russia si contendono la paternità della festa di fine anno: “Snegurochka”, la Fanciulla di Neve.

 Ded Moroz abita invece a Velikij Ustjug, nella regione di Vologda.



Ded Moroz - Nonno Gelo



Opera La Fanciulla di Neve con breve introduzione in russo.



domenica 10 gennaio 2016

DON BENIAMINO E LE SCHIAVE ROMENE






Questa volta voglio parlare per chi non ha voce e voglio sostenere chi con coraggio cerca di scuotere le coscienze e riportare sulla retta via uomini che si trasformano in BESTIE.

Voglio dare luce e e offrire il megafono del mio blog ad una situazione omertosa che coinvolge un intero paese, Vittoria in provincia di Ragusa.



Queste donne non possono permettersi di essere difese né possono ottenere GIUSTIZIA.

CHI PUO' DIFENDERLE? io posso solo DARE VOCE alle loro violenze che continuamente subiscono.

Mi SPIACE che anche le mogli di queste BESTIE siano conniventi. 

ONORE a Don Beniamino Sacco prete IN PRIMA LINEA in una realtà difficile dove tutto deve passare SOTTO SILENZIO. ONORE alle associazioni di volontariato che coraggiosamente seguono queste LAVORANTI STRANIERE POSTE IN SCHIAVITU' da propri concittadini.

Ci voleva L'INCHIESTA DELL'ESPRESSO per dare voce alle condizioni delle 5000 schiave romene! Don Beniamino ne parla da circa 10 ANNI.

MI SPIACE CHE SI CONTINUI A BESTEMMIARE CONTRO LA COSTITUZIONE ITALIANA:

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 

Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

PER CHI CREDE CONTRO DIO:

l'Uomo e la Donna sono a immagine e somiglianza di Dio, siamo figli di Dio e la nostra preghiera ce l'ha insegnata Gesù: il Padre Nostro. Dunque chi commette peccato contro l'umanità pecca contro Dio.

Voglio dare sostegno a queste donne che per lavorare sono costrette a subire VIOLENZA SESSUALE.


Che a don Beniamino non manchi mai la forza e l'entusiasmo di recuperare le "pecore smarrite" a noi cittadini serve fare giustizia.



UNA SCHIAVA NON HA PREZZO
SE NON HA PREZZO NON HA VALORE
SE NON HA VALORE ANCHE SE NE ABUSO
NON COMMETTO REATO.


FACCIAMO IN MODO CHE UN ESSERE UMANO NON SIA CONSIDERATO UNO SCHIAVO!




FACCIAMO IN MODO CHE TUTTO CIO' FINISCA!

martedì 5 gennaio 2016

LA BEFANA





La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte

col cappello e la sottana 
viva viva la befana!

Su una scopa vien dal cielo
coperta tutta da un nero velo

quando i bimbi sono a letto
lei si cala giù sul tetto

scende giù per il camino
in silenzio pianin pianino

nella calza ha messo i doni
come pure dei carboni

presto svegli la mattina 
a vedere la calzina!






FESTA DELLA SENSA



La Festa della Sensa era una festività della Repubblica di Venezia in occasione del giorno dell'Ascensione di Cristo - in dialetto veneziano Sensa. Essa commemora due eventi importanti per la Serenissima Repubblica di Venezia

Il primo evento si riferisce al 9 maggio dell'anno 1000 nacque infatti per festeggiare e tramandare l'impresa navale del Doge Pietro Orseolo II
Il Doge partì nel giorno dell'Ascensione di quell'anno con la flotta della serenissima per correre in aiuto alle popolazioni della Dalmazia minacciate dai pirati slavi Narentani che infestavano le coste istriane.

  
Doge Pietro Orseolo II                           Nave pirata a Venezia

Il secondo evento è collegato all'anno 1177, quando, sotto il doge Sebastiano Ziani, Papa Alessandro III e l'imperatore Federico Barbarossa stipularono a Venezia il trattato di pace che pose fine alla diatriba secolare tra Papato e Impero. Un risultato cui concorre in misura determinante la mediazione del Doge Sebastiano Ziani. 


Palazzo Ducale Venezia - Incontro tra Federico Barbarossa, Papa alessandro III e il Doge Sebastiano Ziani

In segno di riconoscenza Papa Alessandro III consegna al doge un anello benedetto pronunciando le seguenti parole: "Ricevilo in pegno della Sovranità che Voi e i successori Vostri avrete perpetuamente sul Mare" e poi impone le nozze tra Venezia e il Mare:"Lo sposasse lo Mar sì come l'omo sposa la dona per essere so signor".

La formula dello Sposalizio pronunciata da Alessandro III al Doge, nell'atto di consegna dell'anello d'oro riportata dal cronista del tempo, il Sabellico:"Ricevi questo ò Ciani, e per mia autorità, con questo pegno ti farai il Mare soggetto, la qual cosa tu, e tuoi Successori, ogn'anno in tal giorno osserverete, acciò quelli, che haveranno a seguire, intendano la Signoria del Mare per ragion di guerra esser vostra, e come la moglie all'uomo, così il Mare al vostro Dominio esser sottoposto."

Il Papa dona l'anello al Doge


In occasione di questa festa si svolgeva il rito dello Sposalizio del Mare


Festa della Sensa - Antonio Canaletto


In quel giorno, ogni anno, il Doge, sul Bucintoro, raggiungeva S. Elena all'altezza di San Pietro di Castello. Ad attenderlo il Vescovo, a bordo di una barca con le sponde dorate, pronto a benedirlo. Per sottolineare il dominio della Serenissima col mare, la Festa sarebbe culminata con una sorta di rito propiziatorio: il Doge, una volta raggiunta la Bocca di Porto, lanciava nelle acque un anello d'oro. 

La cerimonia della Sensa diviene nel tempo la più importante rappresentazione popolare e istituzionale creando il mito della Serenissima Regina dei Mari.
A rafforzare la rilevanza della Festa della Sensa vi è un altro Beneficio Papale: Alessandro III grato per la "poderosa assistenza e per il cortese ospizio donatogli nella persecuzione da esso patita per Federico Barbarossa Imperatore" concesse indulgenze a tutti coloro che avessero visitato la "Cappella Ducale" -  cioè la Basilica di San Marco, negli otto giorni successivi la Festa poi divenuti quindici.


Festa della Sensa - Francesco Guardi




L´incentivo religioso di poter ottenere perdono per i peccati, fece giungere ogni anno in laguna per l´occasione dello Sposalizio di Venezia col Mare, una grande folla di pellegrini.

L´indole veneziana a integrare Sacro e profano portò a istituire, nel 1180, la Fiera della Sensa, dove alle merci esotiche provenienti dai commerci veneziani si affiancavano i prodotti raffinati dell´artigianato locale.


Allestita dapprima su barche in legno e poi ospitata in Piazza San Marco nel recinto di botteghe disegnato dal Sansovino nel 1534, la Fiera della Sensa divenne una delle maggiori esposizioni europee. Si svolgeva in Piazza San Marco e durava 15 giorni

Era l'occasione per esporre merci rare, le ultime novità della moda, esibire opere di artisti e curiosità di tutto il mondo. Le migliaia di persone che accorrevano nella città lagunare trasformavano l'avvenimento in un prolungamento del Carnevale con feste pubbliche e private, la riapertura dei teatri pubblici e la possibilità di indossare le maschere.






La nuova "Fabbrica"

Per disciplinare il mercato furono costruite delle apposite strutture lignee che ospitavano le botteghe disposte su più file. La definitiva razionalizzazione avvenne nel 1777 con il progetto di una apposita struttura a pianta ellittica: costruita in legno senza l'uso dei chiodi e facilmente montata e rimontata. Ospitava 114 botteghe ed era abbellita da statue, decorata a marmorino e illuminata da 200 lampioni di cristallo. Durò solo 20 anni perché con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 ne subì la definitiva distruzione.

Gabriel Bella, La fabbrica della Sensa del Maccaruzzi






La Festa della Sensa oggi



Dal 1965 Venezia è tornata a celebrare l'evento nel mese di Maggio, con un corteo acqueo da San Marco al Lido di imbarcazioni tradizionali a remi organizzate dal Coordinamento delle Società Remiere di Voga alla Veneta, alla cui testa c'è la "Serenissima", imbarcazione sui cui prendono posto il sindaco e le altre autorità cittadine e da cui viene tutt'oggi celebrato il rito dello sposalizio con il mare attraverso una suggestiva cerimonia di lancio in acqua di un simbolico anello e la successiva funzione religiosa nella chiesa di San Nicolò di Lido.

Inoltre, la festa è l'occasione per celebrare il "Gemellaggio Adriatico", che riunisce oggi alla Serenissima una città o un'area geografica che ha avuto nella storia un particolare rapporto con Venezia, unite in un vincolo culturale, di amore per il mare e per le attività ad esso collegate.
prossima data: 8 maggio 2016


LA SCHOLA DEI CALEGHERI E ZAVATERI

A novembre 2015 ho terminato il corso come Industrializzatore di prodotto e di processo settore calzaturiero e in omaggio a questa attività che all'origine dei tempi era prettamente artigianale dedico questo post.

Io abito in Veneto che nei secoli passati faceva parte della Repubblica Serenissima di Venezia la quale regolamentava oltre le attività artigianali anche gli usi e costumi dei territori veneziani. Qui mi soffermo sulla storia delle Confraternite dei Calegheri. La Confraternita dei Calegheri si è costituita prima di quella dei Calegheri tedeschi. Anche gli stranieri che abitavano nei territori della Repubblica di Venezia e che operavano in qualità di artigiani sottostavano a dei regolamenti, le Mariagole cioè degli statuti che regolavano le attività artigianali e fungevano da regolamento sindacale di categoria. I controlli delle confraternite sul rispetto delle regole erano severi e le innovazioni erano di difficile applicazione.

 

 

 
Particolari della Scoletta dei Calegheri

La Schola dei Calegheri e Zavateri in Campo San Tomà a San Polo dal 1446. Oggi l’edificio è sede della biblioteca civica.

La lunetta ogivale del portale, posto in posizione centrale, contiene un bassorilievo della cui policromia restano ancora tracce sullo sfondo e sulle vesti. Esso rappresenta San Marco che guarisce Sant’Aniano (1478), opera dell’importante scultore quattrocentesco Pietro Lombardo.

Narra la leggenda che l’Evangelista Marco, dopo il suo viaggio nella Cirenaica, giunse ad Alessandria in Egitto; qui fu costretto a cercare un calzolaio perchè uno dei suoi sandali si era rotto. Si recò quindi nella bottega di Aniano il quale, mentre era intento nelle riparazioni, si punse la mano con l’ago da lavoro. Il calzolaio proruppe allora nel grido Heis ho Theos (Dio è uno) in preda al dolore. Marco colse l’occasione per predicargli il Vangelo, guarendogli nel frattempo miracolosamente la ferita. Per questo Sant’Aniano è considerato patrono dei calzolai. Sull’architrave della porta della Schola dei Calegheri e Zavateri ci sono dei rilievi che rappresentano calzature dell’epoca.

La Confraternita aveva carattere sociale, sindacale e religioso, al centro della facciata una scultura che raffigura la Madonna della Misericordia adorata dai confratelli, risalente al XIV secolo. All'interno della Schola sono ancora presenti nella sala principale tracce degli affreschi del XV secolo: Annunciazione e Santi.


 
                                                          

Come dicevo, Venezia aveva dettato le misure e le forme delle suole cui tutti i cerdones di Venezia e Padova dovevano attenersi. La scritta dello Stemma "S. FRATELITA CASOLARI REGNATI" ha il seguente significato: "S" sta per Sacra, "Fratelita" significa Fraglia e "Casolari" l'unione delle parole: calegarii e solatores cioè Calzolai e suolatori; "Regnati" indica la regolamentazione mediante statuto. La scritta contorna i simboli del trincetto a sinistra con le calamerie (unità di misura per segnare e tagliare le suole) e la suola a destra.
La Confraternita trovò la sua prima sede all'interno dell'attuale Accademia delle belle arti per poi stabilirsi definitivamente in Campo San Tomà nell'edificio chiamato allora Schola di Sant'Aniano - Arte dei Calegheri e Zavateri.




                              insegna Calegheri presso Museo Corner - Venezia e arnesi del mestiere
    

L'Arte dei calegheri e zavateri riuniva gli artigiani calzolai di nazionalità italiana e non tedesca, questi infatti avevano una loro schola, e lavoravano in ambiti ben separati: i calegheri adoperavano cuoio nuovo per scarpe e stivali, mentre gli zavateri usavano cuoio vecchio per ciabatte e zoccoli.
Anche se i primi non potevano utilizzare cuoio usato per confezionare scarpe e stivali e i secondi non potevano utilizzare cuoio nuovo per confezionare ciabatte, ciò per evitare di creare una situazione di concorrenza. la rivalità fra i due settori fu sempre molto accesa.

Nel 1773 il censimento contava: 338 capimaestri, 181 garzoni, 653 lavoranti; 340 botteghe, 22 "posti chiusi", 165 "inviamenti".

Confraternita dei Calegheri
Istituzione
29 dicembre 1446 (mariegola) 1271 (Capitolare) altri: 15 luglio 1383
Colonnelli
socholari (zoccoli); patitari (pattini o suole di legno adattate al piede con striscie di cuoio); calegheri (calzari, scarpe e stivali nuovi); zavateri di arte vechia (che riparavano le scarpe usate); solari (tagliavano le suole sulle pezze di cuoi per venderle al pubblico che le usava sotto le calze, in sostituzione delle scarpe)
Sede
in campo San Tomà
Mariegola
smarrita. Altra documentazione presso l'Archivio di Stato, Venezia
Insegna
olio su tela del 1729, conservata presso il Museo Correr, Venezia
Condizione
Scuola "aperta"
Arte
di consumo
Patrono
Sant'Aniano
Chiesa
San Tomà (in precedenza: Carità)
Altare
di Sant'Aniano, secondo a destra
Magistrature
di controllo
Giustizieri Vechi (disciplina ed economia)
Provedadori sora la Giustizia Vechia (disciplina ed economia)
Magistrato alle Beccarie (consumo di pelli)
Colegio a la Milizia da Mar (gravezza pubblica)


A fianco della corporazione locale, il 15 luglio 1383, si formò una ‘Confraternita dei calegheri tedeschi’ che fissò la sua sede in Calle delle botteghe a San Samuele. 


 
Scuola dei Calegheri tedeschi


 
Ospeal dei Calegheri tedeschi, Calle delle Botteghe


Le Schole e le Confraternite vengono abolite nel 1805 per effetto degli editti napoleonici.




   

Pianelle e Cioppine veneziane

Dal 1446 i Calegheri ebbero il privilegio di donare ogni anno in occasione della Festa della Sensa un paio di zoccoli alla Dogaressa, consorte del Doge di Venezia.